La legge di Parkinson, un saggio di Cyril Northcote Parkinson, edito per la prima volta nel 1958, è l’evoluzione di un articolo pubblicato sul settimanale The Economist nel 1955. Nell’opera, Parkinson tratta con tono ironico del subire lo scorrere del tempo all’interno delle organizzazioni e dei relativi problemi a ciò associati, offrendo indirettamente interessanti spunti per tutti, studenti compresi.

Il lavoro si espande fino a occupare tutto il tempo disponibile.

Cyril Northcote Parkinson

Prova a pensare all’ultima volta che volevi raggiungere un obiettivo a lunghissimo termine, fissato per una data lontana. O ti sei dato da fare senza sosta, dal primo all’ultimo giorno, o hai iniziato a correre come un pazzo poche ore prima della scadenza per uno uscire fuori tempo massimo.

Non importa quanto fosse difficile da raggiungere l’obiettivo, in tutt’e due i casi, scommetto sei riuscito ad andare a segno.

Leggendo questo articolo scoprirai perché quando devi preparare un esame all’ultimo momento hai una produttività decisamente superiore rispetto a quando hai tanto tempo a disposizione e come puoi sfruttare questa constatazione per studiare meno e meglio.

Studio e lavoro sono dei gas

Un gas non ha un volume definito e, coi suoi atomi o molecole, tende ad occupare tutto lo spazio che ha a disposizione, fino all’ultimo anfratto. E può essere compresso in uno spazio più piccolo.

È molto probabile che le tue sessioni di studio non sono molto diverse da un gas: se non dai loro un volume – temporale – ben definito e sufficientemente ristretto, finiscono per colmare tutto il tuo tempo che le hai dato a disposizione.

Se hai una settimana per portare a termine un certo lavoro, la sfrutterai tutta, anche se saresti stato perfettamente in grado di completarlo in due giorni.

Entro certi limiti, si potrebbe affermare che efficienza e tempo a disposizione sono inversamente proporzionali, ossia che al crescere dell’uno si riduca l’altra e viceversa.

Durante gli anni delle scuole superiori ti è capitato di dover studiare tutto il programma la sera prima di una verifica? O, all’università, hai mai preparato un esame con qualche giorno di anticipo rispetto alla data dell’appello?

Non è l’ideale, ma facendoti in quattro sei riuscito a superarli. Le tua capacità sotto pressione possono essere sorprendenti. Immagino che tu stesso abbia notato quanto alta sia stata la tua efficienza in questi casi rispetto a quando hai mesi e mesi a disposizione.

Quando riservi troppo tempo a una certa attività, finisci irreparabilmente con l’utilizzarlo totalmente, sebbene nella grandissima parte dei casi ciò non sia necessario. Invece, quando hai poco tempo a disposizione per completare un task, di norma, correndo di più, riesci a raggiungere con grande rapidità ed efficienza il tuo traguardo. Magari salti colazione, pranzo, uscite con gli amici. Ma riesci a centrare l’obiettivo!

Non ti sto suggerendo di completare i tuoi task all’ultimo momento

Per sfruttare a tuo vantaggio quanto sostenuto da Cyril Northcote Parkinson, non ti sto consigliando di studiare mentre sul bus ti dirigi verso l’università per sostenere l’esame. Hai idea dello stress che ti provocherebbe? E, sopratutto, credi ti sarebbe utile per memorizzare davvero quelle informazioni?

Studiare è un mezzo per imparare che a sua volta è un mezzo per lavorare che a sua volta un mezzo per sentirci appagati e posticipare l’estinzione di Homo sapiens sapiens.

Aprendo per la prima volta il libro pochi giorni prima dell’appello se ti va bene prendi un bel voto, ma non impari. Se anche l’esame andasse bene non offriresti sufficiente tempo al tuo cervello per metabolizzare e memorizzare le informazioni nella memoria a lungo termine. Qualche settimana dopo non ricorderesti più granché.

Questo sottolinea ancora una volta che il voto non è una valutazione reale della tua preparazione. Il voto non fa la persona.

Non studiare per prendere un voto alto, studia per acquisire competenze che ti saranno utili nella vita per concretizzare i tuoi sogni e guadagnarti da vivere. Il voto alto è una conseguenza di ciò, ma non necessariamente se prendi un bel voto sei anche preparato.

Crea delle false scadenze programmate

Per un momento sembra che ti suggerisca di studiare all’ultimo momento, perché avendo poco tempo a disposizione sei più produttivo, poi sostengo che studiando all’ultimo momento non riesca a metabolizzare correttamente le informazioni che punti ad apprendere. Sembra quasi che mi contraddica.

Eppure una sintesi tra le due affermazioni apparentemente in contraddizione è possibile.

Crea delle false scadenze programmate. In altre parole, dovresti anticipare il completamento di una certa attività rispetto alla data ultima entro la quale dovresti averla portata a termine.

Poniamo che tu debba preparare un esame e che abbia di un mese a disposizione. Lascia 20% dei giorni disponibili liberi, per ultimi. Avere un cuscinetto temporale tra la fine dello studio e l’esame ti eviterà di impazzire dallo stress. Non siamo macchine, non puoi prevedere tutto e qualcosa potrebbe andare storto nella tua programmazione. Lasciandoti qualche giorno libero, sarà più difficile andare fuori tempo massimo.

Ripartisci il tuo programma d’esame impostando tante scadenze programmate all’interno del lasso temporale da dedicare allo studio. Per esempio, se devi studiare la cellula, potresti procedere così:

  • giorno 1: introduzione alla cellula;
  • giorno 2: cellule eucarioti;
  • giorno 3: cellule procarioti;
  • giorno 4: anatomia della cellula;
  • giorno 5: fisiologia della cellula.

Premurati di rispettare le scadenze che hai programmato. Cerca di vedere ogni giorno come l’ultimo a disposizione per raggiungere gli obiettivi di studio del giorno.

Niente distrazioni

È inutile fare una calendarizzazione dettagliata delle tue sessioni di studio se poi passi il tempo a guardare i video dei gattini su Instagram. In questo caso, non c’è legge di Parkinson che tenga.

Come sempre, qualsiasi cosa ti allontani dai tuoi obiettivi è meglio evitarla. Sembra una considerazione banale, eppure sono davvero pochi quelli che non si limitano solo a pensarla.

È decisamente più facile a dirsi che a farsi.

Se hai da raggiungere un certo obiettivo, ammenoché tu non sia un social media manager difficilmente ti sarà utile stare su Instagram, WhatsApp, Facebook e Twitter. Attiva sul tuo telefono la modalità Non disturbare. Concentrati sul tuo task, un task alla volta: il multitasking danneggia la tua produttività.

Sii flessibile

Prima di andare a dormire, rivedi la tua programmazione e scrivi di getto quali siano le attività che vorrei compiere l’indomani per avvicinarti ai tuoi obiettivi della giornata che si avvicina. Stima per ciascuna i tempi da dedicarle. Cerca di essere realistico.

Il giorno seguente, appena sveglio, se necessario, rivedi nuovamente i tuoi task. Potrebbero esserti venute nuove idee o alcune attività che ti eri proposto di fare potrebbero non essere praticabili. Magari avevi deciso di andare in biblioteca, ma piove a dirotto e scegli di studiare a casa.

Programma, ma sii flessibile. L’imprevisto è sempre dietro l’angolo.

Al termine della giornata, fai il punto dei tuoi progressi. Verifica di non aver sottostimato o sovrastimato i tempi da dedicare a questa o quella attività. Questo esercizio è molto importante. Col tempo ti conoscerai meglio e riuscirai a programmare più accuratamente i tuoi giorni, senza dedicare né troppo né poco tempo per completare i tuoi task.

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