Sono passati quasi dodici mesi da quando ho iniziato a studiare Biotecnologie farmaceutiche all’Università degli Studi di Cagliari. Il primo anno è volato.

In queste righe ti racconterò cosa abbia combinato e quali siano gli sbagli che avrei evitato volentieri – ne ho fatto. Se sei curioso o curiosa di sapere cosa ti potrebbe attendere, leggi pure queste righe, ma tieni bene a mente che questa è la mia esperienza.

Ti lascio alla fotografia del mio primo anno da studente universitario.

Test di ammissione

Il periodo che intercorse tra la fine del liceo e l’inizio dell’università non fu semplice. Biotecnologie era ciò che avevo intenzione di fare sin da subito dopo concluse le scuole superiori, ma per una serie di vicende finii per scegliere di prendere un anno sabbatico prima di iniziare l’università.

È una lunga storia, tant’è che ho dedicato un intero articolo al mio anno sabbatico, in cui eviscero le motivazioni che mi abbiano spinto a portarlo e come lo abbia investito.

Gran parte del mio gap year è stato sfruttato per prepararmi per affrontare le prove di ammissione. Facevo test su test per esercitarmi.

Nel settembre 2018 ho sostenuto il TOLC-B, un test di ammissione a corsi di studio di stampo biologico, come Biologia e Biotecnologie, organizzato da CISIA, adottato da parecchi atenei italiani.

Una cosa che mi fa uscire fuori di testa sono le lunghe attese in cui sono inattivo, come quelle prima di un esame o di una prova di ammissione. Dunque, memore delle passate esperienze, mi sono presentato alla prova con pochi minuti di anticipo rispetto all’orario di inizio. Con me portai cibo – frutta secca, principalmente – e acqua. Complici tutti questi accorgimenti, oltreché la fine preparazione, affrontai la prova con massima tranquillità e, su oltre ottocento contendenti, mi classificai tra i primi cinque per l’ammissione a Biotecnologia e tra i primi quindici per l’ammissione a Biologia.

È un risultato di cui vado molto fiero.

Le basi

Nell’ottobre del 2018 ho iniziato il mio percorso accademico.

I corsi che ho seguito durante il primo semestre sono stati di Chimica generale, Fisica e Matematica ed elementi di statistica, tutte materie già affrontate in passato. Per certi versi è stato un po’ come proseguire gli studi del liceo scientifico, seppur a un livello decisamente più profondo.

Mi iscrissi in Biotecnologie si immaginando di iniziare immediatamente a studiare tecniche di ingegneria genetica e avere a che fare con batteri, microscopi e camici da laboratorio – io la pensavo così. Poi, iniziata l’università, ho capito che prima di poter arrivare a studiare le tecniche di ingegneria genetica e avere a che fare con batteri, microscopi e camici, avevo ancora un po’ di libri ad macinare.

È necessario costruire delle solide basi. Non a caso nella gran parte delle università il corso di studi in Biotecnologie prevede esami come Chimica generale, Fisica e Matematica ed elementi di statistica. Sono considerati esami di base, necessari per poter impiantare le fondamenta del sapere su cui posare le successive più specialistiche conoscenze. Chimica, Fisica e Matematica, in forma diverse, si presentano quasi in tutti gli esami del corso.

Se la base è fragile, l’intero edificio è stabile.

Nel caso della mia università, sono tutti esami propedeutici ad altri esami, in particolar modo Matematica ed elementi di statistica e Chimica generale: la prima è propedeutica a tutti gli esami del secondo e terzo anno e, se non si ha conseguito un punteggio sufficiente nella prova di ammissione, non si possono dare neanche gli esami del primo anno; Chimica generale, invece, è propedeutica a Chimica organica e Chimica fisica, esami che nel mio caso dovrò sostenere al secondo semestre, il primo dei quali è propedeutico a un’infinità di esami. In sostanza: o li superi o non puoi dare altri esami.

Queste materie costituiscono la base delle conoscenze necessarie per poter studiare le biotecnologie. Se stai pensando di iscriverti in Biotecnologie, non prendere sottogamba questi primi esami. Preparali superficialmente e dovrai faticare il doppio in futuro. Preparali con cura e passione ed avrai la strada spianata.

C’è stato spazio anche per esperienze totalmente inedite. Verso novembre, per tutto il primo semestre, sono andato quasi ogni settimana nel laboratorio di Chimica generale. È stata una grande emozione poter constatare che ciò che studiassi sui libri non esita solo sui libri. È difficile da descrivere la meraviglia provata.

Quando si è intenti a studiare, leggere e fare esercizi, ci si allontana dal mondo reale. Ciò che si studia all’università, però, in fondo, ha sempre un fine pratico. Vale anche per materie che apparentemente non lo hanno, come la filosofia, e vale tantissimo per un corso di studi come Biotecnologie, in cui conoscenza teorica e pratica della materia si amalgamano indissolubilmente.

Mettere in pratica le nozioni apprese teoricamente è stato stimolante. Se non hai ancora avuto la fortuna di farlo, puoi solo immaginare che emozione si provi quando, fatte le previsioni di reazione, queste si dimostrano corrette sul campo.

Stesso discorso vale per quanto concerne Chimica fisica e Citologia — materie di cui ho seguito i corsi durante il secondo semestre con una sostanziosa parte di laboratorio.

I primi esami

Ho sostenuto i parziali di tutti gli esami del primo semestre, chiudendo ancor prima di iniziare la sessione invernale con Fisica, con un più che dignitoso 27. È stato questo il mio primo voto da studente universitario.

Successivamente mi sono concentrato su Chimica generale. Le ho dato parecchio peso e le ho dedicato tanta energia. L’esame è consistito di tre esami parziali e un orale: è stato estenuante.

Rispetto agli esami totali, i parziali hanno tanti lati positivi, tra cui il dilazionare nel tempo lo studio. Hanno però anche grosso lato negativo: ti tengono sulle spine.

Fino all’ultima fatica non sai se le precedenti sono state vane. Inoltre è molto facile che si cada nel particolare con i quesiti del docente, e che, entrando in minuscoli ed apparentemente insignificanti dettagli, si inciampi. È necessario studiare molto di più di quanto non occorrerebbe fare per un totale.

Ho terminato con lo studio matto e disperatissimo di Chimica generale una ventina di giorni prima del termine della sessione invernale. A quel punto mi restava da dare solamente Matematica ed elementi di statistica e Informatica. Del primo avevo già dato e superato un parziale, ma, viste le suddette considerazioni sugli esami parziali, ho preferito evitare di dare il secondo parziale e dar, quindi, direttamente l’esame totale, suddiviso in scritto e orale.

Ancora dovevo affinare il mio metodo di studio e le mie strategie — sono processi che credo non avranno mai fine. Ero particolarmente stanco, così pensai che la cosa migliore fosse dare Informatica, un’idoneità che superai a mani basse, senza aprir libro — sono un nativo digitale, infondo — e rimandare l’esame di Matematica alla sessione estiva.

Un anno senza pause

Riguardandomi indietro non penso che evitare di dare i parziali di Matematica ed elementi di statistica sia stata una scelta geniale. Avrei avuto un secondo semestre molto più leggero senza il peso di un esame tanto importante e ingombrante.

Se mai ti trovassi in una situazione simile, non fare come ho fatto io. Dopo un anno di università credo che la strategia migliore sia andare avanti a tutti i costi, anche accettando voti non eccellenti. Lasciarsi un esame indietro genera un effetto a cascata fastidiosissimo.

Pesati pro e contro, credo che sia un’ottima scelta dare esami parziali quando concesso: se sei ben preparato, ti alleggerisci la sessione d’esami, se non sei ben preparato hai occasione di capire come il docente strutturi le prove.

La scelta presa al primo semestre circa il dare Matematica ed elementi di statistica alla sessione successiva mi ha costretto a un estenuante no-stop estivo per tentare di rimettermi al pari con gli esami.

Oltre ciò, a crear scompiglio nella mia pianificazione ci hanno pensato anche le relazioni di laboratorio di Chimica fisica. Si è trattato di un lavoro di gruppo a dir poco estenuante che mi è costato tre settimane se non di più di intensa fatica — tutto tempo sottratto allo studio.

Ti chiederai quanti punti mi abbia fatto guadagnare tanto lavoro. Te lo stai chiedendo? No. Ora?

Te lo dico comunque perché tenerlo dentro, tra me e me, mi fa soffrire troppo: +0,4/30. PIÙ ZERO VIRGOLA QUATTRO TRENTESIMI.

Fa venire la nausea anche solo a leggerlo. Ti lascio immaginare cosa sia stato viverlo.

Al posto di fare delle relazioni da 0,4/30 avrei potuto studiare. Non posso basarmi su supposizioni, ma certo è che la lezione l’abbia imparata: chiedere sempre al docente quanti punti assegna a un lavoro richiesto per superare l’esame e farlo prima di faticare — io ho avuto la brillante idea di chiederglielo pochi giorni prima della consegna.

Durante l’estate sul mio libretto sono apparsi i voti degli esami di Inglese, Matematica ed elementi di statistica, Chimica fisica e, il 31 luglio 2019, il mio primo 30 e lode, preso in Citologia.

Quest’ultimo risultato mi ha ridato la carica ed ora che scrivo queste righe sono alle prese con la preparazione di un vero esamone: Chimica organica.

Con Citologia mi sono trovato benissimo creando e memorizzando mappe mentali. Con Matematica ed elementi di statistica, Chimica generale, Chimica fisica e Fisica è stato necessario un fine studio dei concetti proposti e tanto esercizio pratico.

E con Chimica organica, qual è il miglior modo per prepararlo? In tutta franchezza, ancora non ho trovato una risposta.

È un esame che mi sta ponendo dinnanzi a sfide inedite. Ci sono pochi trucchi mnemonici che possano tenere, anche se qualche mnemotecnica utile con la Chimica organica son riuscito a individuarla.

È utile fare esercizio, ma fare solo esercizi è quasi tanto inutile quanto studiare solo la teoria.

Insomma, ancora non ho una risposta ma spero di cuore di trovarla presto.

Il bello deve ancora arrivare

Chimica organica è un altro di quelli esami propedeutici a mille altri esami, nel caso del corso di studi in Biotecnologie dell’Università degli Studi di Cagliari, dove io sono iscritto. Voglio e devo necessariamente superarlo al più presto. Conoscere la Chimica organica mi permetterà di qui a breve di comprendere molto meglio le materie del secondo anno.

È proprio al secondo anno di Biotecnologie che, per me, si inizia a entrare davvero nel vivo.

Avrò ancora più laboratorio e inizierò a conoscere la chimica farmaceutica e la farmacologia, la microbiologia, la genetica, la biochimica, la biologia molecolare, tutte materie importantissime per un futuro biotecnologo.

Non potevo scegliere corso di studi più appassionante di questo. Non vedo l’ora di iniziare.

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