Quando vai al cinema, solitamente, ricordi con maggiore chiarezza l’inizio del film, il finale e alcune parti nel mezzo. Queste ultime sono quelle che ti hanno colpito di più, o perché hanno suscitato in te le emozioni più intense o perché sei riuscito a collegarle a qualcosa che già conoscevi. Tutto il resto difficilmente rimarrà impresso nella tua mente.

Forse non lo sai, le stesse dinamiche si ripresentano quando studi.

Se sei una di quelle persone che spera che, stando seduta per otto ore di fila davanti al libro, ricorderà tutto quel che ha letto, sei un illuso. Non sarà mai così.

Credi di appartenere a questa categoria? Spero di non averti offeso e che continuerai a leggere perché proprio tu sei uno di coloro a cui più potrà essere utile questo articolo.

Conclusa la lettura di queste righe, avrai in mano il mio metodo di studio. Mi ha sempre dato ottimi risultati. Riadattalo, deformalo, fallo tuo ed anche tu avrai altrettante soddisfazioni.

Fai a pezzi il tuo studio

Non ti sei dimenticato quel che ci siamo appena detti? Dei film ricordi meglio l’inizio, la fine e quello che sta nel mezzo, solo se suscita in te emozioni o fai dei collegamenti personali. Tenendo a mente questo, vediamo cosa possiamo fare per aiutarti ad avere un metodo di studio perfetto e non dimenticare più quel che hai studiato.

Dei film ricordi meglio l’inizio e la fine. Cerca di riproporre la stessa situazione anche quando studi: se quando studi ci sono tanti inizi e tante fini, il materiale memorizzato sarà molto di più di quanto non sarebbe con un inizio, otto ore di studio e noia, e una fine.

C’è chi suggerisce di fare pause ogni quaranta minuti, chi ogni mezz’ora chi ogni ora. Ognuno ha la sua teoria, ma ciò che conta è la pratica.

Io mi trovo bene con la pomodoro technique: effettuo pause di cinque minuti ogni venticinque minuti, e ogni quattro cicli faccio una pausa più lunga, di una mezz’ora, per poi riprendere da capo.

A capire che questi siano i tempi ideali per il mio studio ci sono arrivato con l’esperienza, sperimentando diverse combinazioni e selezionando le migliori.

La pausa dallo studio è parte stessa dello studio.

Durante la pausa, non sprecare energie su Facebook. Svuota la mente e lasciala libera di creare collegamenti necessari per interiorizzare ciò che hai appena letto.

Emozionati

Dei film ricordi le parti che ti hanno emozionato di più o che sei riuscito a collegare alle tue esperienze o a argomenti a te già noti. Quando studi puoi sfruttare gli stessi meccanismi.

Cerca di leggere con spirito critico, fai collegamenti con argomenti che già conosci, fatti domande e datti risposte. Non limitarti a leggere tanto per leggere. Non imparare a memoria quel che devi studiare. Cerca di rielaborare le informazioni che vuoi acquisire. Fai tuo l’argomento.

Per quanto concerne la parte inerente alle emozioni, mi rendo conto che sia difficile emozionarsi davanti a un tomo di mille pagine da mandare giù quanto prima per poter superare l’esame. Alcuni potrebbero provare rabbia, altri frustrazione. Non sono certo queste le emozioni che ci occorrono per riuscire a memorizzare con facilità dei nuovi concetti.

È anche per questa ragione che io ho finito col decidere di prendere un gap year tra la maturità e l’inizio dell’università, per capire quali fossero le mie passioni.

Per riuscire a studiare davvero bene, è molto importante scegliere accuratamente il proprio percorso di studi. Studiare qualcosa che si ami è fondamentale.

Probabilmente, qualsiasi cosa tu studi o sceglierai di studiare, incontrerai esami più piacevoli ed altri meno, ma in linea di massima, se avrai scelto di studiare ciò che ami, sarai felice di studiare. Non vedrai lo studio come un dovere, vedrai lo studio come un piacere. È questo che dovrebbe essere per tutti, nonostante fin troppi cerchino di dipingerlo come una pratica noiosa.

Effettua dei ripassi programmati

Non sono un fan del metodo leggi-ripeti. Questo modus operandi ha tanti lati negativi, tuttavia ne presenta anche uno particolarmente positivo: quel che studi così, ti resta impresso nella mente.

Detesto che sia un metodo tanto macchinoso. A me porta alla noia, dunque non lo applico, per lo meno non nel modo tradizionale. Non buttiamo via il bambino con l’acqua sporca, cerchiamo di isolare il lato positivo del metodo leggi-ripeti e sfruttarlo a nostro vantaggio: effettua dei ripassi programmati.

I ripassi programmati durano ognuno pochi minuti e vanno effettuati secondo questo schema:

  • primo ripasso: dopo un’ora, una volta che hai concluso di studiare un certo argomento, a seguito della pausa;
  • secondo ripasso: dopo un giorno;
  • terzo ripasso: dopo una settimana;
  • quarto ripasso: dopo un mese;
  • quinto ripasso: dopo sei mesi.

Successivamente al quinto ripasso, cerca di rivedere gli argomenti acquisiti di tanto in tanto per evitare di scordarli.

Per riuscire a ripassare in pochi minuti un intero paragrafo, capitolo o libro, dovrai avere buone capacità di sintesi. Ripassare non significa rileggere. Potresti limitarti a dare una rapida occhiata alle parole in grassetto, alle evidenziazioni che hai fatto, a delle buone mappe mentali o a degli appunti sintetici, magari presi col metodo Cornell.

Se sei curioso di saperne di più, ho scritto un articolo sulla spaced repetition in cui tratto più approfonditamente come impostare i ripassi per massimizzarne l’efficacia col minimo sforzo.

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